Saturday, December 17, 2016

Le chiese abbandonate di Sai Kung




E i sacerdoti missionari italiani fra gli hakka.
Di Stuart Heaver (Tradotto da L. Pavese).

Una volta, in quell’area che è oggi è diventata il Sai Kung Country Park, i sacerdoti italiani che camminavano col loro passo pesante fra i vari villaggi Hakka, provvedendo ai bisogni spirituali di un gregge molto entusiasta, erano una visione molto frequente. Rimangono però scarse tracce di quei missionari, fatta eccezione per un gruppetto di chiesette, alcune abbandonate, nascoste negli angolini più remoti della campagna.
Per più di un secolo, devoti giovani provenienti dal Seminario delle Missioni Estere di Milano (ora chiamato PIME) si fecero chilometro dopo chilometro sui sentieri di campagna per celebrare la Messa, un funerale o un matrimonio.
Tutto cominciò circa 150 anni fa, la domenica di Pentecoste del 1866, quando Padre Gaetano Origo battezzò i primi abitanti della zona a Sai Kung; dove al posto di quella che è oggi la cittadina vi era solo un piccolo paese fuori mano, alla periferia meridionale dell’impero Qing. Nel villaggio, i missionari avevano fondato una scuola e una chiesa (che rimase in uso sino al 1959), vicino al tempio Tin Hau, come basi dalle quali accedere ai piccoli insediamenti Hakka, sparpagliati nella parte meridionale della penisola Sai Kung. Prima di tutto, per poter raggiungere Sai Kung, i missionari avrebbero  dovuto comunque farsi un viaggio di cinque ore dall’isola di Hong Kong, su una giunca, o una scarpinata da Kowloon, attraverso le montagne.

Carta di Hong Kong con i confini allargati del Nuovo Trattato del 1898, e quelli originari del 1860.

La ricca storia cattolica di Sai Kung è stata rivisitata il mese scorso (cioè nel gennaio del 2016), durante le celebrazioni per il 135esimo anniversario della Immaculate Heart of Mary Chapel (la cappella del Cuore Immacolato di Maria), una costruzione di pietra e calce imbiancata, situata su un lieve rilievo ai margini dell’isolato villaggio di Pak Sha O. Una messa speciale è stata celebrata dal Cardinale Joseph Zen Ze-kiun; e la congregazione si è riversata fuori dalla chiesetta (la quinta in ordine di età, fra le undici chiesette che ancora si possono reperire nella zona) e sul sagrato, per intonare gli inni nonostante il freddo.

La Cappella del Cuore Immacolato di Maria nel 1916
(it replaced one built in 1880).

L’adunanza non era però composta dai paesani Hakka locali, perché gli abitanti originali se ne sono tutti andati decine di anni fa, inseguendo uno standard di vita più elevato nelle città di Sai Kung e Tai Po; o più spesso in Gran Bretagna. Il villaggio ora è abitato solo da un pugno di transfughi, in cerca di una vita più tranquilla nelle campagne.
“Questa è una giornata molto speciale, nella lunga storia del nostro lavoro di missionari”, ha detto il cardinale Zen, durante le celebrazioni. “Rimane solo un po’ di tristezza, perché oggi qui non c’è più nessuno degli abitanti originali; ma è normale: i semi sono stati seminati e si disperdono.”

Carta con l'ubicazione delle chiesette.

I fedeli oggi consistono, in larga parte, in boy scout e guide in uniforme della Catholic Scout Guild, che hanno la responsabilità della manutenzione dell’edificio, e delle altre chiese nascoste a Pak Tam Chung e Wong Mo Ying; dove, tra l’altro, nel febbraio del 1942 fu creato lo Hong Kong Independent Battalion delle forze partigiane anti-giapponesi del Popolo del Guangdong.
“Sinceramente, la manutenzione di questa chiesa è molto difficile,” ci dice Anthony Yeung Kam-chuen, segretario del gruppo degli scout. “Abitiamo tutti in città, e qui non c’è accesso per le auto.” Pak Sha O si trova a circa un chilometro di distanza, situata lungo un torrentello costellato di pietroni, sul via che attraversa varie fattorie.
Il gruppo di Yeung è stato creato a Hong Kong nel 1950; conta circa cento membri, che variano in età dai sei ai ventisei anni, e che sono autorizzati a usare il terreno della chiesetta come base per campeggi e escursioni, in cambio della manutenzione.

Anthony Yeung
A parte le tre chiesette di cui si prendono cura gli scout, le altre otto sparpagliate nella penisola del Sai Kung si trovano in uno stato di manutenzione variabile. In entrambe le chiese di  Tai Long Wan and Chek Keng  di tanto in tanto si svolgono ancora cerimonie; quella di Yim Tin Tsai è una popolarissima destinazione turistica, accreditata dall’UNESCO, ma  la chiesetta. ormai, di Long Ke Wan è poco più di un cumulo di rovine.
Fra i sacerdoti che assistono alla messa a Pak Sha O c’è Padre Sergio Ticozzi: uno degli ultimi rimasti della teoria di sant' uomini che servirono nei villaggi cattolici fino agli anni 1980, quando quasi tutti i residenti dello Hakka se n’erano ormai andati. Padre Ticozzi è un’autorità sulla storia della Chiesa Cattolica in Cina, e ci tiene a precisare che la chiesetta in uso oggigiorno a Pak Sha O non è la costruzione originaria.
“La prima cappella fu costruita nel 1880, ma non qui; si trovava laggiù,” dice Ticozzi, indicando un punto, fra gli alberi,  alla base della collina in direzione del paese. Ticozzi ha celebrato Messa per gli abitanti fra il 1971 e il ‘73; quando la “nuova” chiesa, che era stata inaugurata nel 1961, ancora non aveva il tetto e la popolazione di Pak Sha O già era in declino.
“Già prima della fine degli anni 1970 il villaggio era pressoché abbandonato, e la chiesa era ormai inutile,” ci dice, spiegando che fu allora che gli scout contattarono le autorità ecclesiastiche per chiedere di poter utilizzare l’edificio.
La Chiesa Cattolica costituisce una parte integrante della vita spirituale di Hong Kong sin dai primissimi tempi dell’era coloniale. I sacerdoti cominciarono a arrivare da Macao nell’aprile del 1841, e gli fu concesso un po’ di terreno a Wan Chai per costruirvi una chiesa. In primo luogo, ai missionari era richiesto di provvedere ai bisogni spirituali dei giovani soldati cattolici irlandesi che prestavano servizio nell’esercito britannico, molti dei quali morivano di malaria e di altre malattie tropicali.
Ma sin dall’inizio però, il clero cattolico nutriva dubbi circa il potenziale religioso della colonia di Hong Kong, e guardava a nord, alla grande Cina, come alla vera meta del suo proselitismo.
Durante l’ultimo secolo e mezzo, più di duecento missionari, provenienti dall’istituto di Milano, sono stati inviati in missione a Hong Kong. Il primo fu Padre Paolo Reina, che giunse per ordine della Santa Sede il 10 aprile del  1858 e che impiegò poco tempo a sondare il potenziale religioso della colonia:
“Fatta eccezione per i soldati, ci sono pochissimi cattolici inglesi (britannici ndt), non più di venti...gli altri inglesi ci rispettano, ma non gradiscono ascoltare alcunché di religioso. Sono tutti qui solo per accumulare un po’ di soldi e poi tornarsene in Europa,” scrive Padre Reina, in una lettera datata 9 marzo, 1859.
Appena però i britannici ebbero acquisito la penisola di Kowloon, nel 1860, la Chiesa Cattolica impiantò una cappella all’interno dell’accampamento militare, e i missionari milanesi, animati da spirito pionieristico, si avventurarono a piedi su per le colline circostanti.

La cappella di San Giuseppe a Yim Tin Tsai
“A quell’epoca, gli europei consideravano Sai Kung un’area pericolosa, infestata dai pirati, e non si sarebbero mai sognati di andarci,” dice Padre Ticozzi, menzionando poi i nomi dei primi padri missionari che vi si avventurarono: Padre Giuseppe Burghignoli, che all’inizio era di base nel campo militare di Kowloon; Padre Simeon Volonteri, un prete molto popolare, e un cartografo, che la gente del luogo chiamava Padre Ho; e padre Andrew Leong Chi-hing, un prete cinese che aveva frequentato il seminario di Hong Kong nel 1850 con suo zio, e che fu uno dei primi cinesi a essere ordinato sacerdote. Questo gruppo di uomini molto determinati, assistiti da un gruppetto di catechisti (insegnanti laici che parlavano i dialetti locali) fondò alcuni piccoli avamposti missionari a Wun Yiu (a Tai Po) e a Ting Kok, sulla riva settentrionale del Canale di Tolo.  
“I nostri missionari vivevano in Cina, fondavano scuole, poi costruivano una cappella, dopodiché insegnavano il catechismo. Il risultato di tutto ciò  poi era la celebrazione di battesimi: era un sistema molto diverso dalle tattiche dei protestanti,” dice Padre Ticozzi; il quale poi spiega che nel 1864, Padre Origo  raggiunse gli altri missionari a Ting Kok; e poi, nel 1865, divenne il primo sacerdote a stabilirsi a Sai Kung.
“Si spostavano moltissimo a piedi,” aggiunge Ticozzi; e le loro esplorazioni erano così estese che, nel 1866, Volonteri produsse una carta geografica  di quello che allora si chiamava il Distretto San On. La carta era talmente ben dettagliata, che fu stampata in Germania e impiegata dalle autorità britanniche come riferimento principale fino al termine del loro contratto di affitto dei Nuovi Territori , nel 1989.

Un dettaglio di una carta creata da Padre Volonteri nel 1866.

Gli Hakka (che significa “forestieri” o “gente di fuori”, in Cantonese) iniziarono a migrare verso sud a partire dal quattordicesimo secolo, e impiantarono piccoli poderi e forni per la produzione di ceramiche e terracotte sui fianchi impervi delle montagne, sulle quali i Cantonesi di lingua Punti non s’erano ancora stabiliti.

La cappella dell'Immacolata Concezione a Tai Long Wan
Però, “i villaggi Hakka erano disponibili ad accettare il Cattolicesimo solo se alla popolazione tornava utile, per esempio nell’istruzione o per l’intreccio di relazioni sociali,” dice Padre Louis Ha Keloon, uno dei principali studiosi del Centre for Catholic Studies della Chinese University. “Di solito, gli Hakka volevano assicurarsi che ci fosse un rapporto personale con i missionari, un amico o un parente che li conoscesse, prima di poterli accettare fra di loro.”

L'interno della cappella dell'Immacolata Concezione.
Una teoria, che fornisce un’altra spiegazione del perché queste società si sbarazzarono comunque facilmente dei loro idoli e dei loro costumi ipotizza che gli Hakka fossero per natura privi di radici e quindi molto plasmabili.
“Credo che, in quei villaggi,  in quella situazione di isolamento, uno dei fattori che contribuirono a una ricezione così pronta del Cattolicesimo fosse il bisogno di un sostegno,” dice Padre Ticozzi.
I giovani scapoli sacerdoti s’immersero nella vita locale; ed era una vita molto dura.   
“Molto spesso vivevano soli, cercando di apprendere i dialetti locali, lottando col clima caldo e umido e soffrendo spesso di malattie causate dalla scarsa alimentazione,” scrive Gianni Criveller nel suo libro From Milan to Hong Kong.
Molti di loro persero la vita prematuramente per esaurimento, malattie e incidenti. Origo morì alla età di trentatré anni, solo due anni dopo aver terminato di costruire la scuola e aver celebrato i primi battesimi a Sai Kung.
“Perfino ai miei tempi, succedeva spesso di stare, per una notte o due, con una famiglia a Pak Sha O, e mangiare solo un po’ di riso, con pesce salato e verdura,” dice Ticozzi; ricordando anche che spesso ci volevano più di due ore per andare a piedi da un villaggio all’altro. Una volta, racconta anche che non erano potuti andarlo a prendere con la barca, a causa di un imminente tifone, e che aveva dovuto camminare per otto ore fino alla città di Sai Kung.

La cappella Stella Maris (Star of the Sea) a Sai Wan.

“Le condizioni e il vitto non erano l’ideale, ma non ci ho mai fatto tanto caso,” aggiunge.
Dopo i primi battesimi dell’anno 1866, vi fu un grande entusiasmo suscitato in particolare  da un clan degli Hakka. L’intera comunità di Yim Tin Tsai, un’isoletta a quindici minuti di barca dalla città di Sai Kung aveva abbracciato il Cattolicesimo nel 1875: i Chan, residenti sull’isola, secondo quanto riferisce Criveller furono definiti dalla Chiesa “totalmente convertiti e molto ferventi”.

La porta della cappella Stella Maris
Durante la sua visita a Yim Tin Tsai, il capo della missione a Hong Kong, Padre Timolean Raimondi, che non era noto per inutili elogi sperticati, credette di ritrovare il sapore idillico della sua Italia natia sulle rive della Cina.
“Tutto qui viene fatto con spirito Cattolico. L’isola è totalmente Cattolica: si celebrano processioni e feste di paese. Il  loro modo di vivere mi ricorda i nostri paesi Cattolici italiani di campagna, dove regnano ancora fede e semplicità,” scriveva Raimondi nel 1874.
Questa località, dall’anomalo sapore d’Italia, è oggi un premiato sito di rilevanza culturale della UNESCO; e la sua cappella, edificata nel 1890, è stata restaurata con amore.  
“In ogni paese Cristiano c’è una piccola cappella, ma con o senza il crocifisso,a seconda dell’atteggiamento degli abitanti. Annessa vi è una piccola poverissima stanzetta, che funge da abitazione per i sacerdoti, durante le loro frequenti visite,” scrive lo Huebner, il cui gruppo incontrò un giovane prete di nome Padre Louis Piazzoli, il quale sarebbe poi stato ordinato vescovo di Hong Kong, il 19 maggio del 1895 e che rimarrà in quella città fino alla morte.
“Il sole tropicale, le fatiche e le preoccupazioni della vita apostolica non avevano ancora segnato il suo bel volto coraggioso né la freschezza della sua gioventù.”
L’ultimo membro del clan dei Chan lasciò Yim Tin Tsai nel 1998, e il servizio dei traghetti cessò. Raggiungendo una punta massima di 1200 abitanti circa fra gli 1930 e 1950, circa cinquanta famiglie del clan Chan avevano vissuto sull’isola.
Con l’emigrazione e il trasloco delle famiglie verso altre zone di Hong Kong, le cappelle e le chiesette, Yim Tin Tsai e gli altri villaggi che avevano dato ospitalità ai sacerdoti milanesi cominciarono ad andare in rovina.

Padre Sergio Ticozzi
Gli Hakka, come hanno fatto da sempre durante la loro storia, se ne sono andati in cerca di posti migliori e più prosperi. Tutto ciò che rimane di loro sulla penisola di Sai Kung sono le chiesette e lo spirito dei preti italiani del diciannovesimo secolo che gli hanno portato la fede.



L'articolo originale di Stuart Heaver era apparso il 27 febbraio del 2016 sulla rivista del South China Morning Post di Hong Kong, e viene pubblicato qui con il loro permesso.
I vostri commenti, come al solito, saranno molto graditi.
Grazie,
Leonardo Pavese

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