Friday, March 14, 2014

Fine della "Guerra dei Droni"?





La carenza di basi adatte potrebbe obbligare gli Stati Uniti d'America a rivedere la loro strategia (fallita?) di lotta al terrorismo in Asia meridionale.
Di Philip Giraldi . (Traduzione di L. Pavese)
Il governo Obama potrebbe trovarsi di fronte al crollo della sua strategia anti-terrorismo nell’Asia meridionale, visto l’insuccesso della ratifica di un nuovo trattato concernente le forze in campo con l’Afghanistan. Nonostante ciò, molti, nell'ambito dei servizi d’informazione, considerano il suddetto fallimento una cosa positiva.
Il governo americano ha sbagliato nel fondare esclusivamente la sua capacità di combattere la minaccia terroristica sull’uso dei cosiddetti  “droni” (aerodìne senza pilota); i quali sono politicamente attraenti, perché non costringono  a mettere in pericolo il personale navigante, e sono relativamente poco costosi. Però, per poter essere efficaci, i “droni” devono essere basati vicino alla zona d’interesse, così da poter pattugliare l’area più a lungo, e sono interamente dipendenti dalla loro base; cosa che crea problemi logistici e politici. Il mantenimento delle basi dipende dal consenso dei paesi ospiti, e la sicurezza dev’essere garantita dalla presenza di migliaia di militari; truppe che potrebbero non essere più disponibili alla fine di  quest’anno. Inoltre bisogna considerare una certa riluttanza del Pentagono a mantenere migliaia di soldati all’estero, per proteggere le infrastrutture di altre agenzie governative statunitensi.
















Gli Stati Uniti lasceranno il Kirghizistan a luglio, e hanno già chiuso la loro base aerea dei velivoli senza pilota di Shamsi,  in Pakistan, nel tardo 2011; benché continuino ad avere un accesso limitato ad altre installazioni pachistane, compreso l’ex base dei droni vicino a Jacobabad. Ma ad Islamabad  il vento politico è girato a sfavore di Washington, ed è improbabile che agli Stati Uniti sarà permesso di ritenere una presenza operativa, in Pakistan, dopo che avranno lasciato l’Afghanistan. Ciò vuol dire che la base alleata più vicina, dalla quale lanciare un velivolo senza pilota, sarà negli Emirati Arabi Uniti; e un “drone” dovrà sorvolare una gran bella fetta di spazio aereo ostile,  e potrà rimanere in zona d’operazioni solo per poco tempo.
In Afghanistan, al momento, ci sono sei basi militari di aerei senza equipaggio, le quali lanciano principalmente aerei da sorveglianza, e una base della C.I.A. (Central Intelligence Agency), a Khost, dalla quale s’involano i Predator d’attacco. La C.I.A. a volte lancia anche “droni” dagli aeroporti militari di Jalalabad e Bagram. Ma i “droni” stanno diventando sempre più un problema politico, perché hanno già causato numerose vittime fra i civili; il che è una delle ragioni per cui il governo pachistano ha ridotto il livello di cooperazione con Washington, e persino l’Afghanistan s’è dimostrato riluttante a continuare a concedere agli Stati Uniti carta bianca, per quanto riguarda l’impiego di aerei senza pilota.
La dottrina americana d'impiego dei “droni” era basata su una sopravvalutazione esagerata della presenza di al-Qaeda in Asia meridionale; nella convinzione che il movimento rappresentasse ancora una grave minaccia nella regione, e fosse in grado di riorganizzarsi. Oggi, dopo l’analisi delle informazioni, si pensa che le suddette conclusioni fossero basate su erronee confusioni di rivolte indigene con moti insurrezionali di natura internazionale. Gli analisti ora considerano minimo il pericolo di una recrudescenza del fenomeno al-Qaeda in Afghanistan, e si stanno concentrando sulle ben più serie metàstasi in Iraq e in Siria. Infatti, sin dallo scorso Natale a questa parte in Pakistan non ci sono stati gravi attentati; e siccome risulta sempre più difficile identificare bersagli realmente legati al terrorismo, nelle aree “tribali” del Pakistan, una percentuale sempre maggiore di incursioni a mezzo Predator sono state in realtà nient'altro che colpi “dimostrativi”, messi a segno contro bersagli dal profilo indefinito, le quali hanno causato un alto numero di perdite fra i civili. Per questa ragione gli analisti dei servizi d’informazione hanno avanzato l’ipotesi che una sospensione dell’uso dei “droni” d’attacco in fondo sarebbe anche auspicabile.







Philip Giraldi è il direttore del Council for the National Interest, un'organizzazione statunitense che si propone di promuovere politiche medio-orientali più strettamente favorevoli all'interesse nazionale degli Stati Uniti d'America.

Philip Giraldi è un ex-agente e specialista di anti-terrorismo della C.I.A. che appare di frequente alla televisione americana e scrive su varie pubblicazioni, fra le quali The American Conservative, da cui questo articolo è stato tratto tradotto e qui pubblicato qui. La foto di testa è di Trevor Paglen. Il quadro del Predator è di Mahwish Chishty.

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