Tuesday, November 19, 2013

L'atterraggio a gambe incrociate

Ovvero, più storte di cosí...
Di Jon Cadd (Tradotto e adattato da L. Pavese)

Il telefono squillò, e all’altro capo c’era il mio amico Simon Rodger che mi chiamava dal Sudafrica. Aveva avuto qualche guaio con il suo Cessna 185 e, siccome io mi ero specializzato a lavorare su di essi, e avevo insegnato a Simon a pilotare il suo, lui aveva pensato che forse io avrei potuto aiutarlo. Aveva acquistato quel particolare 185 dalla Mission Aviation Fellowship, grazie a uno dei nostri programmi di rinnovamento della flotta. L’aereo era appena uscito da un’officina commerciale, dopo un cambio di registrazione e la sostituzione degli elementi strutturali incrinati del carrello d’atterraggio. Sarebbe stato uno dei primi voli dell’aereo, dopo le riparazioni. C’era una vibrazione nel ruotino di coda, ma l’aereo, secondo Simon, era molto più difficile da pilotare di quanto si ricordasse, e aveva pensato che forse sarebbe stato meglio se avessimo volato un po’ insieme di nuovo, per un ripasso.





Un bel Cessna 185 



Il Cessna 185 è un aereo a carrello biciclo, e come tutti i suoi simili è un po’ bizzoso. Deve essere pilotato passo per passo fintantoché non è stato parcheggiato nell’aviorimessa; per cui se il pilota non sta sempre un po’ “sul chi vive”, le cose sulla pista possono mettersi male molto velocemente. Simon diceva che pareva proprio che non gli riuscisse più di stimare dove fosse la pista, e che perciò l’aereo rimbalzava e si comportava in un modo imprevedibile. Infatti, addirittura,  una volta Simon  stava rullando verso le pompe del carburante e quando aveva frenato per rallentare l’aeroplano s’era impennato sul muso, e gli era riuscito di impedirgli di capottare solo tirando il volantino tutto indietro e dando tutto motore. Una cosa terrificante, a pochi metri dalle pompe della benzina; e non sono così sicuro che io avrei reagito tanto tempestivamente!
Simon disse che sarebbe venuto su da noi  in volo immediatamente, e io acconsentii a dare un’occhiata all’aeroplano. Quando Simon arrivò, trainammo l’aereo nell’hangar e io lo misi a coda in su, su un cavalletto. Non fu difficile scoprire il problema col ruotino di coda: nei fori che assicuravano le balestre del ruotino erano stati avvitati i bulloni sbagliati, per cui il ruotino sfarfallava tutto in tondo. Mi avviai a prendere i bulloni giusti, ma mentre passavo davanti all’aereo notai qualcosa di sballato nel carrello d’atterraggio principale. Sul bordo anteriore delle gambe elastiche d’acciaio del carrello d’atterraggio c’erano degli incavi rugginosi, che erano stati riverniciati, e che erano proprio della dimensione dei supporti che sostengono i condotti del fluido idraulico dei freni; i quali dovrebbero trovarsi lungo il bordo posteriore delle gambe del carrello. I supporti dei condotti erano stati incollati (lungo il bordo posteriore) col Super-Glue. Molto strano. Tutto sembrava sottosopra!
C’era un altro Cessna 185, del Servizio dei Parchi Nazionali, parcheggiato sulla rampa, quindi andai a dare un’occhiata al suo carrello, per vedere se mi riusciva di capire quale fosse il problema. Tutto mi fu chiaro appena ebbi guardato il secondo aereo. Il carrello di Simon era alla rovescia! Per cui adesso le ruote si trovavano arretrate dai 20 ai 25 centimetri, rispetto al baricentro dell’aereo; il che, per quanto riguarda il rullaggio, è completamente sbagliato.




Il 185 con il carrello a rovescio


Adesso era chiaro perché l’aereo avesse quasi capottato in avanti! Quando il carrello è montato nella maniera giusta, il bordo anteriore delle balestre è diritto, e quello posteriore è un pochino angolato. Quando avevano fatto le riparazioni, avevano montato gli elementi di forza del carrello a rovescio, dopodiché avevano dovuto scambiare di posto alle balestre per farle combaciare; per cui adesso la balestra sinistra stava a destra e viceversa. Avrebbero dovuto capirlo, quando avevano dovuto fare tutto quel lavoro per rimuovere i supporti dei condotti dei freni e incollarli sull’altro lato!


I supporti dei condotti del fluido dei freni, incollati sul bordo sbagliato




Infine, un 185 con le balestre montate correttamente

Dissi a Simon che ero molto fiero di lui, per essere riuscito a tenere l’aereo diritto in quelle circostanze. Una cosa del genere era già successa. Quando il pilota era uscito con l’aereo per collaudarlo, aveva frenato per fermarsi e fare i controlli pre-volo e l’aereo si era impennato sul muso, urtando con l’elica e facendo un gran danno.
Non è raro pensare di aver eseguito qualche operazione con precisione, quando anche solo il più piccolo errore nel collocare le parti o le informazioni, anche se giuste, può portare a conseguenze disastrose.

Questa è la traduzione di un articolo che Jon Cadd aveva pubblicato un po' di tempo fa sul suo blog, Captain's Blog-Africa.




Jon Cadd

Jon Cadd ora pilota un Cessna 208 Caravan per la M.A.F., ma ha accumulato più di 13500 ore di volo, pilotando aerei leggeri, decollando e atterrando da ogni tipo di terreno, nel Pacifico, negli Stati Uniti e soprattutto in Africa.
Se vi interessa un altro articolo che ha a che fare con il pilotaggio di aerei a carrello biciclo, date un'occhiata a questo.
Spero che il pezzo sull'aereo dalle gambe storte vi sia piaciuto, e i vostri commenti saranno molto graditi. Grazie,
Leonardo Pavese

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