Tuesday, March 26, 2013

Libertà e Tradizione.


Dal 14 al 16 marzo, nella National Harbor, sull'altra sponda del fiume Potomac, rispetto a Washington D.C., si è svolta la quarantesima CPAC (Conservative Political Action Conference); cioè la conferenza annuale sull'attività politica dei conservatori statunitensi.
Si è discusso molto del parallelismo di intenti, e della necessità di cooperazione, fra libertari e conservatori, persino tradizionalisti o "paleo-conservatori" (per usare una brutta espressione, che si usa in America, per distinguere i conservatori vecchio stampo dai neo-conservatori).
Jack Hunter, The Southern Avenger (Il Vendicatore venuto dal Sud), editorialista politico e conduttore radiofonico, ci offre il suo punto di vista, in un articolo che ho tratto dal The American Conservative.

Buona lettura.
I vostri commenti, come sempre, saranno molto graditi.

Leonardo Pavese



Libertarianismo per Tradizionalisti.
di Jack Hunter (Traduzione di L. Pavese)

Al CPAC dello scorso fine settimana, che è la più grande riunione annuale di conservatori (statunitensi), in molti hanno avanzato la congettura che il GOP (il Partito Repubblicano) stia virando verso una direzione più libertaria; o perlomeno che alcuni dirigenti influenti, all’interno del partito, lo stiano pungolando o siano ansiosi che il partito si muova in quella direzione.

Il Daily Beast se ne è anche uscito col seguente titolo: “Libertari protagonisti del CPAC.”
Nel suo discorso, l’ex candidato alla Presidenza Rick Santorum ha redarguito tutti, dicendo che i conservatori non dovrebbero mai rinunciare ai loro principî, facendo riferimento in particolare alle questioni sociali.
Sia a destra sia a sinistra alcuni percepiscono il libertarianismo come fondamentalmente ostile al conservatorismo sociale, o tradizionalismo, comunque lo si preferisca chiamare. Alcuni libertarî persino lo pensano (soprattutto in Italia, ndr). Non solo è questo un fraintendimento, ma è anche totalmente errato: nell’atmosfera politica del momento, il Libertarianismo offre, ai più conservatori in ambito sociale, una migliore speranza di successo delle posizioni nazionaliste spesso predilette da alcune fra le figure di riferimento conservatrici.


Rick Santorum e Ron Paul. Alleati naturali?


Parte della bellezza del Libertarianismo sta proprio nel fatto che si possa essere “progressisti”, o conservatori, in ambito sociale, e allo stesso tempo riconoscersi nella denominazione di libertario. Per quei milioni di conservatori sociali che costituiscono un elettorato consistente del Partito Repubblicano, sposare il Libertarianismo non è un aut aut che impone di accettare o rifiutare certe radicate convinzioni, per esempio per quel che riguarda la vita umana, il matrimonio tradizionale o la normativa contro gli stupefacenti; ma vuol dire semplicemente rivedere il modo in cui si affrontano certe questioni. La differenza fra la mera retorica e il successo concreto, per un tradizionalista in definitiva si riduce a questo: il governo federale deve sempre, e per forza, intervenire? Oppure certe decisioni dovrebbero essere prese a livello locale, così come intendevano i Padri Costituenti?



La protezione della vita dell’innocente è oggi la preoccupazione primaria di milioni di americani, in entrambi i partiti. La maggior parte delle persone contrarie all’aborto sono convinte che la sentenza di Roe contro Wade fosse priva di un fondamento costituzionale, e infatti, persino alcuni sostenitori della libertà di scelta (in fatto d’aborto) ammettono che il ragionamento legale, che ha portato alla sentenza, fosse in sostanza sbagliato. Data l’importanza della posta in gioco, è comprensibile che molti esigano a gran voce la protezione del nascituro da parte del governo federale.
È anche vero che le probabilità politiche che ciò si verifichi nel breve termine sono nulle. Ma se le leggi in materia di omicidio sono discusse a livello locale, per quale motivo quel principio  non dovrebbe essere accettabile anche per chi è convinto che l’aborto equivalga a togliere la vita a un innocente? La posizione più libertaria possibile è quella della Costituzione: e cioè che ogni potere che non sia specificatamente delegato al governo federale, come delineato nella Sezione 8, dell’Articolo 1, appartiene a ogni singolo stato dell’Unione.
Magari non sarà possibile sbarazzarsi dell’aborto in tutto il paese; ma potrebbe essere possibile salvare tanti bambini innocenti in Alabama e in South Carolina. I sondaggi dimostrano che mai tanti americani  come in questo momento si definiscono pro-life, e cioè contro l’aborto. Lottare, a livello locale, per continuare a muovere gli animi in quella direzione vale certamente la pena.





Per quanto riguarda il matrimonio tradizionale, l’opinione pubblica sta mutando direzione rapidamente verso l’approvazione del matrimonio fra omosessuali; un’idea che è ancora un anatema per tante persone di fede Cristiana. I Libertari (negli Stati Uniti) assumono due posizioni in materia: la prima è che ciò che costituisce matrimonio dovrebbero deciderlo i singoli stati. La seconda è che regolamentare il matrimonio non è affare del governo; e che il matrimonio dovrebbe essere definito solo dalle istituzioni religiose e civili.
I sondaggi evidenziano che l’intero paese, e in particolare la gioventù, sta diventando sempre più tollerante nei confronti del concetto di matrimonio omosessuale. In un clima politico del genere, lasciare che a definire l’istituzione del matrimonio siano più stati conservatori, o meglio ancora, lasciare che sia la propria chiesa a definirlo, dovrebbe essere, agli occhi di un conservatore,  una cosa più attraente di alcune delle alternative sin qui proposte.



Per quanto riguarda la cosiddetta “guerra alla droga”, condotta dal governo federale, è molto difficile quantificare il danno fatto a molte famiglie, i figli delle quali sono stati sbattuti in galera a causa delle sentenze minime obbligatorie per i reati relativi al traffico di droga. Ci sono innumerevoli esempi di americani, e specialmente giovani, i quali hanno commesso un singolo errore, con la droga, e che vengono incarcerati più a lungo di violentatori e assassini, insieme a violentatori e assassini.
Dovrebbero essere i singoli stati a regolamentare le droghe leggere, come la marijuana, né più e né meno di come fanno con l’alcool. Questo potrebbe anche essere un punto di discordia, per quanto riguarda certi conservatori sociali, ciònondimeno si tratta della posizione più corretta dal punto di vista costituzionale. Se ammettiamo che la guerra oggi in corso da parte del governo federale contro i nascituri sia sbagliata, e che il Presidente Obama e il Congresso non abbiano l’autorità di ridefinire il matrimonio, lo stesso deve valere per le leggi sulla droga.


Non dovremmo mai stancarci di enfatizzare che il problema non riguarda legalizzare, o mantenere certi stupefacenti illegali. Il problema è decidere quale livello di amministrazione dovrebbe regolamentare le droghe.
Di sicuro il proibizionismo federale non ha funzionato un secolo fa, e ha fallito miserabilmente ai giorni nostri. Inoltre, la questione della droga non si riduce semplicemente all’arrendersi al libertinismo e all’edonismo, o meno; ma riguarda la necessità di un riesame, fatto con discernimento, di ciò che significhi essere conservatori.
Conservatori di grande levatura, come William F. Buckley e Milton Friedman, sostennero per lungo tempo una posizione libertaria, per quanto riguarda la guerra del governo federale contro la droga. Anche il tele-predicatore Pat Robertson lanciò un appello per una legalizzazione della marijuana. Non si tratta certamente di “sinistroidi”.



Per quanto riguarda i valori tradizionali nel loro complesso, alcuni dei personaggi più importanti, associati con le idee del Libertarianismo passato e odierno, possono essere considerati tradizionalisti e conservatori in ambito sociale: L. von Mises, F.A. Hayek, Lew Rockwell, Tom Woods e, in ultimo, ma certamente non in ordine d’importanza, Ron e suo figlio Rand Paul.
In effetti, si potrebbe dire che il successo arriso al Libertarianismo (negli Stati Uniti), fra le idee comunemente accettate, è anche dovuto al fatto che sia stato promosso da tradizionalisti Cristiani.


Come scrivevo all’inizio, uno potrebbe anche sposare le idee del progressivismo sociale e allo stesso tempo rivendicare un mantello libertario; benché mi pare molto significativo il fatto che il collettivismo economico, che rimane al centro dell’idea americana di progressismo, continui a rendere il libertarianismo di sinistra una forza molto più debole e significativa della sua controparte di destra. I tradizionalisti non hanno nessuna ragione di temere il libertarianismo; ma hanno molti motivi per abbracciarlo.
Alla fine dei conti, il libertarianismo si limita ad indicarci ciò che lo stato non può fare. Le nostre convinzioni ci dicono ciò che dovremmo fare; e la libertà ci lascia la libertà di farlo.

Copyright 2013 The American Conservative Translated and reprinted with permission.

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