Sunday, March 31, 2013




Saturday, March 30, 2013

Tuesday, March 26, 2013

Libertà e Tradizione.


Dal 14 al 16 marzo, nella National Harbor, sull'altra sponda del fiume Potomac, rispetto a Washington D.C., si è svolta la quarantesima CPAC (Conservative Political Action Conference); cioè la conferenza annuale sull'attività politica dei conservatori statunitensi.
Si è discusso molto del parallelismo di intenti, e della necessità di cooperazione, fra libertari e conservatori, persino tradizionalisti o "paleo-conservatori" (per usare una brutta espressione, che si usa in America, per distinguere i conservatori vecchio stampo dai neo-conservatori).
Jack Hunter, The Southern Avenger (Il Vendicatore venuto dal Sud), editorialista politico e conduttore radiofonico, ci offre il suo punto di vista, in un articolo che ho tratto dal The American Conservative.

Buona lettura.
I vostri commenti, come sempre, saranno molto graditi.

Leonardo Pavese



Libertarianismo per Tradizionalisti.
di Jack Hunter (Traduzione di L. Pavese)

Al CPAC dello scorso fine settimana, che è la più grande riunione annuale di conservatori (statunitensi), in molti hanno avanzato la congettura che il GOP (il Partito Repubblicano) stia virando verso una direzione più libertaria; o perlomeno che alcuni dirigenti influenti, all’interno del partito, lo stiano pungolando o siano ansiosi che il partito si muova in quella direzione.

Il Daily Beast se ne è anche uscito col seguente titolo: “Libertari protagonisti del CPAC.”
Nel suo discorso, l’ex candidato alla Presidenza Rick Santorum ha redarguito tutti, dicendo che i conservatori non dovrebbero mai rinunciare ai loro principî, facendo riferimento in particolare alle questioni sociali.
Sia a destra sia a sinistra alcuni percepiscono il libertarianismo come fondamentalmente ostile al conservatorismo sociale, o tradizionalismo, comunque lo si preferisca chiamare. Alcuni libertarî persino lo pensano (soprattutto in Italia, ndr). Non solo è questo un fraintendimento, ma è anche totalmente errato: nell’atmosfera politica del momento, il Libertarianismo offre, ai più conservatori in ambito sociale, una migliore speranza di successo delle posizioni nazionaliste spesso predilette da alcune fra le figure di riferimento conservatrici.


Rick Santorum e Ron Paul. Alleati naturali?


Parte della bellezza del Libertarianismo sta proprio nel fatto che si possa essere “progressisti”, o conservatori, in ambito sociale, e allo stesso tempo riconoscersi nella denominazione di libertario. Per quei milioni di conservatori sociali che costituiscono un elettorato consistente del Partito Repubblicano, sposare il Libertarianismo non è un aut aut che impone di accettare o rifiutare certe radicate convinzioni, per esempio per quel che riguarda la vita umana, il matrimonio tradizionale o la normativa contro gli stupefacenti; ma vuol dire semplicemente rivedere il modo in cui si affrontano certe questioni. La differenza fra la mera retorica e il successo concreto, per un tradizionalista in definitiva si riduce a questo: il governo federale deve sempre, e per forza, intervenire? Oppure certe decisioni dovrebbero essere prese a livello locale, così come intendevano i Padri Costituenti?



La protezione della vita dell’innocente è oggi la preoccupazione primaria di milioni di americani, in entrambi i partiti. La maggior parte delle persone contrarie all’aborto sono convinte che la sentenza di Roe contro Wade fosse priva di un fondamento costituzionale, e infatti, persino alcuni sostenitori della libertà di scelta (in fatto d’aborto) ammettono che il ragionamento legale, che ha portato alla sentenza, fosse in sostanza sbagliato. Data l’importanza della posta in gioco, è comprensibile che molti esigano a gran voce la protezione del nascituro da parte del governo federale.
È anche vero che le probabilità politiche che ciò si verifichi nel breve termine sono nulle. Ma se le leggi in materia di omicidio sono discusse a livello locale, per quale motivo quel principio  non dovrebbe essere accettabile anche per chi è convinto che l’aborto equivalga a togliere la vita a un innocente? La posizione più libertaria possibile è quella della Costituzione: e cioè che ogni potere che non sia specificatamente delegato al governo federale, come delineato nella Sezione 8, dell’Articolo 1, appartiene a ogni singolo stato dell’Unione.
Magari non sarà possibile sbarazzarsi dell’aborto in tutto il paese; ma potrebbe essere possibile salvare tanti bambini innocenti in Alabama e in South Carolina. I sondaggi dimostrano che mai tanti americani  come in questo momento si definiscono pro-life, e cioè contro l’aborto. Lottare, a livello locale, per continuare a muovere gli animi in quella direzione vale certamente la pena.





Per quanto riguarda il matrimonio tradizionale, l’opinione pubblica sta mutando direzione rapidamente verso l’approvazione del matrimonio fra omosessuali; un’idea che è ancora un anatema per tante persone di fede Cristiana. I Libertari (negli Stati Uniti) assumono due posizioni in materia: la prima è che ciò che costituisce matrimonio dovrebbero deciderlo i singoli stati. La seconda è che regolamentare il matrimonio non è affare del governo; e che il matrimonio dovrebbe essere definito solo dalle istituzioni religiose e civili.
I sondaggi evidenziano che l’intero paese, e in particolare la gioventù, sta diventando sempre più tollerante nei confronti del concetto di matrimonio omosessuale. In un clima politico del genere, lasciare che a definire l’istituzione del matrimonio siano più stati conservatori, o meglio ancora, lasciare che sia la propria chiesa a definirlo, dovrebbe essere, agli occhi di un conservatore,  una cosa più attraente di alcune delle alternative sin qui proposte.



Per quanto riguarda la cosiddetta “guerra alla droga”, condotta dal governo federale, è molto difficile quantificare il danno fatto a molte famiglie, i figli delle quali sono stati sbattuti in galera a causa delle sentenze minime obbligatorie per i reati relativi al traffico di droga. Ci sono innumerevoli esempi di americani, e specialmente giovani, i quali hanno commesso un singolo errore, con la droga, e che vengono incarcerati più a lungo di violentatori e assassini, insieme a violentatori e assassini.
Dovrebbero essere i singoli stati a regolamentare le droghe leggere, come la marijuana, né più e né meno di come fanno con l’alcool. Questo potrebbe anche essere un punto di discordia, per quanto riguarda certi conservatori sociali, ciònondimeno si tratta della posizione più corretta dal punto di vista costituzionale. Se ammettiamo che la guerra oggi in corso da parte del governo federale contro i nascituri sia sbagliata, e che il Presidente Obama e il Congresso non abbiano l’autorità di ridefinire il matrimonio, lo stesso deve valere per le leggi sulla droga.


Non dovremmo mai stancarci di enfatizzare che il problema non riguarda legalizzare, o mantenere certi stupefacenti illegali. Il problema è decidere quale livello di amministrazione dovrebbe regolamentare le droghe.
Di sicuro il proibizionismo federale non ha funzionato un secolo fa, e ha fallito miserabilmente ai giorni nostri. Inoltre, la questione della droga non si riduce semplicemente all’arrendersi al libertinismo e all’edonismo, o meno; ma riguarda la necessità di un riesame, fatto con discernimento, di ciò che significhi essere conservatori.
Conservatori di grande levatura, come William F. Buckley e Milton Friedman, sostennero per lungo tempo una posizione libertaria, per quanto riguarda la guerra del governo federale contro la droga. Anche il tele-predicatore Pat Robertson lanciò un appello per una legalizzazione della marijuana. Non si tratta certamente di “sinistroidi”.



Per quanto riguarda i valori tradizionali nel loro complesso, alcuni dei personaggi più importanti, associati con le idee del Libertarianismo passato e odierno, possono essere considerati tradizionalisti e conservatori in ambito sociale: L. von Mises, F.A. Hayek, Lew Rockwell, Tom Woods e, in ultimo, ma certamente non in ordine d’importanza, Ron e suo figlio Rand Paul.
In effetti, si potrebbe dire che il successo arriso al Libertarianismo (negli Stati Uniti), fra le idee comunemente accettate, è anche dovuto al fatto che sia stato promosso da tradizionalisti Cristiani.


Come scrivevo all’inizio, uno potrebbe anche sposare le idee del progressivismo sociale e allo stesso tempo rivendicare un mantello libertario; benché mi pare molto significativo il fatto che il collettivismo economico, che rimane al centro dell’idea americana di progressismo, continui a rendere il libertarianismo di sinistra una forza molto più debole e significativa della sua controparte di destra. I tradizionalisti non hanno nessuna ragione di temere il libertarianismo; ma hanno molti motivi per abbracciarlo.
Alla fine dei conti, il libertarianismo si limita ad indicarci ciò che lo stato non può fare. Le nostre convinzioni ci dicono ciò che dovremmo fare; e la libertà ci lascia la libertà di farlo.

Copyright 2013 The American Conservative Translated and reprinted with permission.

Saturday, March 23, 2013

A Pilotless Plane for an Aimless Europe




 

By Silvio Lora Lamia (Translated by L. Pavese).  

 
Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” [“While people are conferring in Rome, Sagunt is being taken”].
To disturb Livy might seem a bit exaggerated, but what is happening in Europe, in the field of Unmanned Combat Aerial Vehicles (the UCAV’s), brings back to memory the way the Roman historian related the feats of the Carthaginian general Hannibal against Rome. That is, while in the Old World there rages the discussion about who, in cooperation with whom, in what way, and in how long will be able to build an entirely European UCAV, the United States, after having given its allies on the other side of the pond a small taste of the fifth generation fighter, is preparing to score again, debuting with a first generation of combat unmanned aircraft, while laying the foundation for the second generation, which could coincide, tout court, with the sixth generation of fighters.

The risk for Europe, or for part of it, is very obvious: to end up co-opted in a Joint-UCAV program, led by, guess who? The United States of America. That would be the second, and this time final gravestone over the defense and aerospace industry of the European continent. 



The most recent reports tell us how the main European governments and their respective industrial groups are studying each other’s moves from a distance, forming opposing alliances in a badly concealed effort to gain an advantage, in preparation for a hoped-for “as-much-European-as-possible” UCAV, and in the name of a future European common defense policy that could avert new fratricidal wars, such as the commercial (but not only) competition between the Rafale and the Typhoon.

In an attempt to forget the (still pretty fresh) precedent of the French jumping ship of the European Fighter Aircraft program, the enterprising French president Francois Hollande cut it short: that’s water under the bridge.





A Moment of Concorde 






Today the game of the new UCAV is played between London, Berlin, Paris and Rome using a very complicated network of “preparatory” crisscrossing agreements. It is the replay of the story of the MALE, the “medium altitude” unmanned aircraft for surveillance and intelligence gathering.  The MALE is intended to be the necessary step towards a combat drone, with which the European planned to counteract the “excessive” power of the United States and its ubiquitous Predator RQ/MQ-1, and the soon-to-come new XP model, which was already offered (with the approval of the Obama administration) to the Middle-Eastern and North-African markets. Coincidentally, those are the same markets to which the future “ Made in Europe” MALE could aspire.          


 

The European combat UAV, which naturally should be “invisible” (and, according to the Germans, also “ethical,” that is, incapable to be used for indiscriminate assassination missions like the U.S. Predators), has mainly one task: to carry out a first strike deeply within the enemy air defenses, to try to eliminate them; creating corridors and spaces in which manned, and not necessarily stealthy air-superiority and strike fighters, could do their job in relative tranquillity.





 

















nEUROn




 














To be able to accomplish that, the Combat UAV’s (to be more precise the Strike UAV’s), must be equipped with effective sensors, jamming and countermeasure, as well as counter-cyberwarfare systems.
When the combat UAV’s will have become supersonic and capable to maneuver at a load factor higher than the g-forces that a pilot could bear, they will replace manned fighter aircraft even in the air-defense and air-superiority roles. We’ll talk about that in fifteen or twenty years; but now, for Europe to miss the train of the combat UAV too would be unforgivable.




    
The unbearable lightness of the inability of the Old World to undertake wholeheartedly the development of a credible “post generation 4++” fighter might be explained by the scarce attractiveness of the potential domestic market that, as far as the MALE is concerned, seems to be small by default; as far as the UCAV is concerned, an estimation of the market is not possible  given the lack of precise government specifications and budget commitments.

Therefore, the European industry has not yet been able to respond to the Request of Information that was issued at the beginning of February by India, who, after having bought everything from everybody, now finds herself in need of an UCAV.









There is a mortal danger lurking around the corner, that is, the risk that Europe will also miss the train of the first generation of this new class of warplanes after having deliberately decided not to get on the train of the new generation of manned fighter aircraft in the year 2000.
In hindsight, by choosing the JSF (the F-35), five NATO countries created quite a bit of scorched earth around a possible European unmanned combat aircraft, that Europe could have made available only a few years after the JSF will have reached full combat readiness, and with a financial commitment equivalent to just a fraction of the cost of the JSF.

Silvio Lora Lamia is an Italian aviation writer who specializes in defense-related issues. His articles appear very frequently on the Italian on-line magazine Analisi Difesa, from which, with the permission of Mr. Gianandrea Gaiani, I took and translated this article.
Your comments will be greatly appreciated.
Thank you
L. Pavese




Sunday, March 17, 2013

Italy without a government. Wouldn't she be better off?

 

Three weeks after the elections, we (in Italy) are still sailing blindly on a leaky boat without a rudder. To paraphrase Soren Kierkegaard, the ship is in the hands of the galley storekeeper and what is being broadcast over the P.A. system is not the route but tomorrow’s menu.  In that sense, President Napolitano has expressed his fears saying that: the urgent issues, and the fundamental questions regarding the economy, society and the state can’t wait any longer. They must be addressed, and therefore they require that Italy give herself a government, and make a serious cohesive effort.
Sure, we all agree; but, in view of the current conditions, we really can’t see a way out. We tried to analyze the situation with the editorialist of Il Corriere della Sera, Mr. Piero Ostellino.


How do you evaluate President Napolitano’s words?
Well, the reasons why we don’t have a government are pretty obvious: the results of the elections made it so that the forces in play are not in the least homogeneous. The country is divided in three parts, and nobody is willing to make a deal with the others.

Is this a position dictated by mere party interest, or is there anything else?
Everyone is minding his own interest, that is clear. Undoubtedly, the two major parties are convinced that, if they struck an alliance, at the next elections Grillo would get 60% of the votes instead of just 25%.


Piero Ostellino


President Napolitano has also expressed the fear that, while we’re waiting for a new government, we will remain at the mercy of the vagaries of the economic crisis.
Belgium was without a government for a long time, but they resisted quite well.

Can we be compared to Belgium?
You see, considering that the past administrations, Mr. Monti’s to begin with, put in place just a series of freedom-killing rules, it may be better to be without a government. Moreover, normally, the least a government does the freer a country is.

In what way could our economic fabric recover on its own?
It would require a parliamentary initiative that engaged in a radical regulatory and administrative simplification, to free the forces of the country from all those constrictions that prevent Italy from expressing herself. We suffer from an excess of bureaucratization, prohibitions, permits, licenses and so on and so forth, which don’t allow us to grow. Even without a government, the parliamentary assembly can still fully exercise its functions, therefore it could pass laws.

How are we going to deal with the yield spread? Would the markets understand such a situation?
The credit spread is a function of the European equilibrium, and it doesn’t only depend on our domestic situation.

What will happen?
Sooner or later will get to some sort of government; but it’ll be short-lived. What is certain is that if we go to the polls in these conditions, the M5S will double their votes. Mr. Grillo knows very well he shouldn’t ally with anyone but instead let the others be free to do what they want and better his approval.


B. Grillo


What do you think of the M5S?
Mr. Grillo and his followers might represent for Italy what Algeria represented for France.  That is, the factor which allowed the French to transition from the fourth to the fifth republic. In the worst scenario, they will represent such a degeneration of the political process to render Italy like Germany was right before the fall of the Weimar Republic. In any case, this system can not go on as it is. We have a constitution that became effective in 1948 and was written on the basis of the political culture of those years. Every liberal democracy is founded on the freedom and on the individual rights of the citizens, not on “labor,” which in itself doesn’t mean anything.

If Mr. Grillo won’t back anyone, aren’t we left with an alliance between PD and PdL?
The PdL could even agree to that, but the PD made it clear that they will never form an alliance with them.  They gave a very curious explanation: they don’t want to deal with Mr. Berlusconi, but because he has no intention to step aside, they fault him for the impossibility of building an alliance. Obviously they skipped a passage in their logic. In any case, in a situation such as this, it is impossible to make any predictions on the future government coalition.


Piero Ostellino is an Italian political scientist, and a journalist, who writes for the Italian daily newspaper Il Corriere della Sera. He was interviewed on 3/9/2013 by Paolo Nessi, for the daily on-line publication Il Sussidiario.

Wednesday, March 13, 2013

Sul carro dei Cristiani Pentecostali.

Sul carro dei Cristiani evangelicali, o Pentecostali, sarebbe meglio non salirci, perché si tratta di un carro armato; come ci spiega Laurence M. Vance, in questo suo articolo che ho tratto dal sito di Lew Rockwell.
Buona lettura. I vostri commenti saranno molto graditi.
L. Pavese.


   


I Cristiani del dio Giano.

di Laurence M. Vance (Traduzione di Leonardo Pavese)

“Se non fosse per l’appoggio concesso dalle decine di milioni di Cristiani Pentecostali, il militarismo, in questo nostro paese così profondamente e genuinamente religioso, diventerebbe inconcepibile.”
Colonnello Prof. A. Bacevich (Esercito degli Stati Uniti d’America.)

Questo è una delle affermazioni che più fanno riflettere nel libro del Prof. Bacevich: The New American Militarism: How Americans are seduced by war. Che lo si approvi o disapprovi, ciò non toglie che il più grande gruppo di americani sul quale lo stato può contare per un sostegno all’istituzione delle forze armate, all’impero di truppe e basi che circonda il globo terracqueo, agli interventi militari in terra straniera, ai grandi bilanci della difesa, alla guerra perpetua contro il terrorismo e ora, purtroppo, anche alla tortura, siano proprio loro, i cristiani evangelicali; e più conservatori sono, più assetati di sangue si rivelano. Ma perché?
Se c’è un gruppo di persone che dovrebbe opporsi a queste cose, sono i Cristiani conservatori, i quali professano la loro totale osservanza della Bibbia. Ma ci dev’essere qualcosa di gravemente sballato con il Cristianesimo evangelicale, quando anche dei socialisti come Noam Chomsky e Chris Hedge stanno dalla parte della ragione e i conservatori Cristiani hanno torto.
I guerrafondai Cristiani guardano sì alla Bibbia, ma stanno guardando nei posti sbagliati. Nella Bibbia, tutto è stato scritto per noi, ma non a noi in particolare; e benché ci siano alcune eccezioni, la maggior parte dei guerrafondai Cristiani sono in realtà quello che io chiamo i Cristiani del dio Giano.
Giano era il dio bifronte romano delle soglie e delle porte. Con i suoi due volti che guardavano in due opposte direzioni, vedeva allo stesso tempo davanti a sé e all’indietro. Siccome era anche considerato il dio di ogni inizio, Gennaio, il primo mese, fu chiamato così in suo onore.
Ma che cosa hanno in comune con Giano molti dei Cristiani evangelicali? Purtroppo un bel po’.
I Cristiani di Giano sono sempre rivolti verso l’Antico Testamento, o in avanti, verso il Libro della Rivelazione (l’Apocalisse), per giustificare la partecipazione dei Cristiani alle guerre e il loro appoggio all’interventismo degli Stati Uniti d’America.




Ci viene detto in continuazione, da ogni Cristiano in vena di apologia della guerra e del militarismo, che siccome Iddio, nel Vetero-Testamento,  dava il suo consenso alle guerre contro le nazioni pagane (Giudici 6:16), e usava la sua nazione prescelta per condurle (Deuteronomio 7:11,12), tutto ciò giustificherebbe le uccisioni che i Cristiani compiono per conto dello stato in una qualche spedizione in terra straniera.
Ma siccome, dico io, il Presidente non è il Signore, gli Stati Uniti d’America non sono la sua nazione prescelta, e le sue forze armate non sono l’Esercito di Dio.


La spada dei Cristiani è la parola di Dio. La sola guerra che il Vangelo incoraggia è la guerra contro il mondano, la carne, il demonio; e i Cristiani che si volgono indietro, verso l’Antico Testamento, per giustificare il loro bellicismo,  si rivolgono dalla parte sbagliata.
Il Signore, dai giorni del Nuovo Testamento, non ha mai fatto a nessun popolo, o a nessun individuo, la promessa che Egli combatterà al loro fianco, ucciderà i loro nemici, o li aiuterà in alcun modo.
Ma i saccenti e bellicosi Cristiani evangelicali non solo fanno appello al passato, ma guardano pure al futuro. Ecco un esempio, tratto nientepopodimeno che da una loro pubblicazione “teologica”:
“Il fatto che Cristo in persona, quando ritornerà per instaurare il Suo regno, si impegnerà in una guerra vera e propria, con uccisioni e spargimento di sangue, è molto significativo. Come potrebbe Egli essere Il Giusto, Il Santo, se la guerra fosse di per sé malvagia, e la figura del combattente demoniaca? Alla Sua venuta, il Signore darà istruzioni al Suo popolo perché si impegni in quel futuro conflitto (Abdia 15;21). Ma Egli ordinerebbe mai al suo popolo di commettere peccato? Certo che no! Per cui la guerra non può essere considerata malvagia di per sé stessa (Apocalisse 19:11;21)”.
L’immagine di Gesù che edifica il Suo regno con la forza sarà anche significativa; ma è totalmente irrilevante per quegli esseri umani impegnati oggigiorno in una guerra d’aggressione.
Il fatto che il Signore, in futuro, darà istruzioni alle sue genti perché combattano per Lui, non vuol dire che sia giusto che i popoli si facciano la guerra ora, per un loro vantaggio.
Così come l’immagine di Cristo che regna su tutte le nazioni, con una verga di ferro, non significa che sia permesso a un dittatore mondiale di fare lo stesso oggi.
La guerra senza un ordine preciso ed esplicito di Cristo è senza dubbio una malvagità, e un peccato di per sé. Una guerra a carattere offensivo non è altro che un assassinio su scala industriale. Al contrario, difendere il proprio paese da un attacco non vuol dire affatto muovere guerra: è legittima difesa; ma solo quando si tratta di difendersi; il che, com’è risaputo, è cosa rara.






Il Signore è divino, gli uomini sono peccatori. Nessuno è innocente, se paragonato al Signore.
Dio potrebbe spazzar via l’umanità intera, come fece col Diluvio di Noè (Genesi 7: 21; 23), e conserverebbe tutta la Sua santità. Ma nessun essere umano ha il diritto di uccidere un suo simile, solo perché Iddio ha il diritto di farlo in ogni maniera che crede opportuna.
Non dovremmo mai stancarci di enfatizzare il fatto che Dio “...giudica e combatte con giustizia” (Apocalisse 19:11); ma l’uomo, invece, non è mai in grado di farlo.

Oh, i Cristiani di Giano fanno sì appello al Vangelo, quando si tratta di giustificare la partecipazione di altri Cristiani alle guerre degli Stati Uniti; ma quando lo fanno, le loro argomentazioni sono peggio che patetiche. Per esempio, nel sopracitato giornale di teologia, a sostegno della “partecipazione dei credenti alle attività delle forze armate”, si propongono le seguenti ragioni:
L’approvazione che Gesù diede a un re, secondo loro, il quale aveva mosso guerra contro una nazione malvagia. (Matteo 21: 33-41).
Dopo che Pietro ebbe tagliato l’orecchio di Malco, il servo del gran sacerdote (Giovanni 18:11), Gesù non gli disse di gettar via la spada, ma solo di rinfoderarla. Per poter usarla di nuovo in futuro?
In Giovanni 18:36, Gesù afferma che sarebbe giusto se i suoi discepoli difendessero il Suo regno con la spada, ma solo se il Suo regno fosse di questo mondo.

Nel primo passo citato (andatevelo a leggere) non si fa menzione alcuna di nessun re, o di nessuna guerra. Primo punto a sfavore degli evangelicali. Nel secondo, il Signore dice a Pietro di rinfoderare la spada, perché Lui deve far sì che si compiano le Sacre Scritture. Deve essere arrestato e crocifisso. Secondo punto a loro svantaggio. Nel terzo passo citato l’autore ha ragione: sarebbe stato giusto difendersi, se il regno di Cristo fosse stato di questo mondo; ma difendere il regno del Signore è la cosa più remota possibile dal fare la guerra per conto di uno stato. Tre a zero.
Ora, se mai c’è stato un esempio più palese di questo, in cui la parola di Dio è stata travisata (Tito 2:5), o falsificata più di così (Corinzi 2 4:2), io non lo ho mai visto.


I Cristiani del dio Giano, siccome, purtroppo, indossano i paraocchi dello statalismo e del militarismo, non hanno notato i precetti morali, per i Cristiani, che si trovano in tutto il Nuovo Testamento.
I Cristiani sono istruiti a essere “...pazienti con tutti” (Tessalonicesi 1 5:14); a non “...rendere male per male...” (Tessalonicesi 1 5:15). “Non fatevi giustizia da voi stessi...” dice San Paolo (Romani 12:19) e esorta i Cristiani a darsi “...dunque alle opere della pace...” (Romani 14:19).
I Cristiani, sempre secondo San Paolo, dovrebbero essere più disposti ad accettare le sofferenze che a infliggerle (Timoteo 2 2:3; 4:5). E queste sono solo alcune citazioni.


L’etica del Nuovo Testamento è una morale non vendicativa, di pace, resistenza, sopportazione, non-violenza e non-prevaricazione. Ciò vuol dire, per caso, che dovremmo invitare gli eserciti stranieri a bombardare le nostre città, e a sbarcare sulle nostre coste? Assolutamente no; ma significa, perlomeno, che i Cristiani non hanno nessuna ragione di arruolarsi nelle forze armate e di dare il loro appoggio all’invasione, alla sottomissione e all’occupazione di altri paesi; o di fare tutte quelle cose che provocano odio verso gli Stati Uniti d’America.


Non ha nessuna importanza quante volte Dio ha mandato in battaglia gli Israeliti nell’Antico Testamento; e nemmeno quanta gente morirà in qualche futura battaglia dell’Armageddon. Ciò che importa è l’oggi del Nuovo Testamento, nell’Era della Chiesa.
Non saperlo, per un Cristiano, dimostra solo un’enorme ignoranza della Bibbia nella quale professa di credere. I Cristiani dovrebbero essere Cristiani del Vangelo e non seguaci del dio Giano.


Laurence M. Vance è uno storico e teologo statunitense. È uno scrittore, giornalista ed editore, che scrive molto di frequente sul sito di Lew Rockwell, per il quale svolge anche la funzione di critico letterario. Mr. Vance svolge anche la funzione di ricercatore aggiunto all'istituto Ludwig von Mises.