Friday, January 4, 2013

Estroversi, per piacere basta!










Ehi, estroversi. È ora di piantarla!
di Alan Jacobs (traduzione di L. Pavese).

Allora, nel 2005 è stato pubblicato un articolo di tre studiosi, ben documentato, e altrettanto ben esposto, il quale dimostrava molto chiaramente che la produttività di gruppo è una mera illusione. Insomma, tutte quelle riunioni di “brainstorming” (cioè dove i partecipanti espongono liberamente idee non sempre correlate) e tutti quei progetti di gruppo ai quali vi hanno costretto a partecipare a scuola e al lavoro? Inutili. Ognuno dei partecipanti avrebbe fatto meglio a lavorare per conto suo. Ecco un estratto dell’articolo:
“È stato ripetutamente riscontrato che le persone producono più idee quando lavorano da sole, se paragonato a quando operano in gruppo. Cionondimeno, la gente è ancora dell’opinione che il brainstorming collettivo sia più efficace del lavoro individuale. Inoltre, i membri di un gruppo tendono a sentirsi più soddisfatti delle loro prestazioni di quanto lo siano i singoli, laddove invece hanno generato meno idee. Noi sosteniamo che questa “illusoria produttività di gruppo” sia in parte dovuta a un decremento della percezione dell’insuccesso (cioè dell’incapacità di generare idee) nel contesto di un gruppo. A conferma di questa ipotesi, tre studi dimostrano che: 1) l’interazione fra i membri di un gruppo causa una diminuzione della capacità di percepire l’insuccesso...”
Ma ha sortito qualche effetto quella punzecchiatura della “illusoria produttività di gruppo”? Naturalmente no. Il “groupthink”, l’intruppensiero, è più potente che mai. Ma perché mai? Ve lo spiego io. È perché il mondo è controllato dagli estroversi.
Gli estroversi adorano le riunioni: ogni possibile scusa per riunirsi, l’acchiappano al volo.
Anche se notano che gli altri si lamentano, le lamentele su di loro non fanno mai presa: pare che gli estroversi non riescano a capacitarsi che quelli che affermano di detestare le riunioni dicano sul serio. “Magari odiano le riunioni degli altri, ma lo so che la mia gli piacerà; perché io le rendo divertenti! Eppoi, facciamo tanto di quel lavoro!” (Permettetemi qui di fare una pausa, per specificare che il convieni-riunioni è solo una fra le specie di estroversi: alcune delle persone più espansive che conosco detestano le riunioni almeno quanto me.)




Il problema degli estroversi, non di tutti, lo ammetto, ma di tanti, molti, è la loro mancanza d’immaginazione. Presumono, semplicemente, che tutti la pensino come loro. “Molta brigata, vita beata, no? È persino un proverbio, non lo sai?” Vero: è un proverbio coniato da un estroverso. (In italiano credo che sia solo il titolo di un vecchio film, ndt). Per cui, persone che manco conosco mi mandano una e-mail: “Ciao, sarò dalle tue parti e mi farebbe piacere prendere un caffè, o mangiare un panino con te. Dimmi cosa preferisci!” Si prega di notare l’opzione mancante: cioè non essere costretti a mangiare e a conversare con uno sconosciuto. (Una volta un amico mio, molto estroverso, stava cercando di intrupparmi in un certo progetto e mi ha detto, tutto giocondo: “Conoscerai un sacco di persone nuove!” Al che mi sono rivolto a lui, e gli ho detto: “Lo capisci, vero, che ti sei appena assicurato il mio rifiuto?”)
Benché la mia introversione, con gli anni, sia diventata più profonda, devo dire che è sempre esistita. Quando ero ragazzo, mi capitava di leggere di qualcuno che aveva avuto la fortuna di conoscere il suo musicista o atleta preferito, o chissà chi, e pensavo: neanche per idea. Oggi, come avrei preferito allora, preferirei di gran lunga scrivere una lettera alla persona che ammiro e sperare in una risposta. Ho perfino perso di proposito la gara di compitazione in quinta elementare, per non dover partecipare alla competizione a livello cittadino: sarei stato costretto a far conoscenza con tanti altri strani bambini!
Le gare di compitazione vengono naturalmente organizzate dagli estroversi. Invero, più o meno tutto ciò che viene organizzato è opera degli estroversi; il che poi è la loro giustificazione del fatto che dominano il pianeta. “Vedi? Se non organizzassimo noi le cose non le organizzerebbe nessuno!” Appunto, mugugna fra sé il povero introverso, per evitare lo scontro.




Quindi, estroversi di tutto il mondo, vi esorto a esprimere un proposito per l’anno nuovo: piantiamola di organizzare. Niente feste, gite o, Dio ce ne scampi, “esercizi di coesione di gruppo” (team-building exercises). Non indite riunioni, è semplice. (Sarebbe meglio supplicarvi di non indire riunioni inutili, ma la maggior parte di voi è convinta che quasi tutte le riunioni siano necessarie, per cui è meglio non indirle del tutto).
Lasciate la gente in pace. Lasciatela lavorare. Quelli che vogliono fraternizzare lo possono fare dopo l’orario di lavoro. E non vi sto dicendo che sarete più contenti, perché non è vero. Vi sentirete molto tristi, almeno all’inizio; perché non sarete lì a tirare i fili degli altri come se fossero marionette. Ma tutti saranno più produttivi, e molti saranno anche più contenti. Provateci. Lasciate perdere per un anno. Lasciateci in pace.


Alan Jacobs scrive per The American Conservative.

I vostri commenti saranno molto graditi.
L. Pavese

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