Thursday, November 1, 2012

Al diavolo i bambini, salviamo le balene!




Questa è la traduzione di un articolo del Professor Henry I. Miller, che è apparso sul Wall Street Journal il 30 di ottobre. Il Dottor Miller è un medico e un accademico che lavora alla Hoover Institution, il centro studi liberale dell'università Stanford, dove si occupa dell'effetto delle politiche governative sulla ricerca scientifica, soprattutto per quel che riguarda lo sviluppo di medicinali e biotecnologie.
L'articolo originale si può leggere, in inglese, qui, sul sito della Hoover Institution.
Buona lettura. I vostri commenti saranno molto graditi.

Al diavolo i bambini, salviamo le balene!

di Henry I. Miller (Traduzione e adattamento di L. Pavese)

Dite quello che vi pare di Greenpeace, ma è un’organizzazione che, per la pubblicità, ha sempre avuto un gran fiuto. Dai tempi in cui i suoi membri schivavano gli arpioni delle baleniere giapponesi, a bordo di barchette con motori fuoribordo, è diventata un colosso con un bilancio di più di M$ 360 (360 milioni di dollari) all’anno, con sedi in più di 40 paesi.




Ma ciò che non tutti sanno è che Greenpeace non si occupa solo di salvare le balene, e le altre carucce creature marine. È una macchina da guerra delle pubbliche relazioni, che ora s’è messa alla testa di una campagna per negare a milioni di bambini, nei paesi più poveri, le sostanze nutritive essenziali che gli occorrono per evitare la cecità, e anche la morte.
Il bersaglio di Greenpeace ora è una varietà di nuove colture che, collettivamente, sono conosciute col nome di “golden rice”, il riso dorato. Il riso è un alimento di base per centinaia di milioni di persone, specialmente in Asia. Benché il riso sia una fonte di calorie eccellente, difetta di certi oligoelementi necessari a una dieta completa. Negli anni 1980 e 1990, gli scienziati tedeschi Ingo Potrykus and Peter Beyer crearono alcune varietà di “riso dorato” che sono bio-arricchite, o fortificate, da geni che producono il beta-carotene, lo stadio primario della vitamina A.




La deficienza di vitamina A ha proporzioni epidemiche fra i poveri, la dieta dei quali consiste principalmente di riso che non contiene né beta-carotene né vitamina A. Nei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” vivono dai 200 ai 300 milioni di bambini, in età prescolare, a rischio di deficienza di vitamina A, la quale aumenta la loro predisposizione alle malattie, compresi il morbillo e altre malattie diarroiche. Ogni anno, circa mezzo milione di bambini diventano ciechi per via della carenza di vitamina A, e il 70% di loro muore entro l’anno.



Il riso dorato, quindi, potrebbe contribuire al benessere dell’umanità tanto quanto il vaccino anti-polio di Jonas Salk. Invece, alcuni movimenti anti-tecnologici, come Greenpeace, hanno già regalato ai legislatori la copertura politica necessaria per ostacolarne l’approvazione.
È oramai da anni che gli alimenti geneticamente modificati sono diventati la bestia nera di certi gruppi sinistrorsi; forse perché rappresentano la combinazione malefica di essere, chissà come, “non naturali", e di provenire dal laboratorio di ricerca di un’azienda privata.

Greenpeace non s’è certo lasciata fuorviare dal consenso scientifico, riguardo alla sicurezza delle colture architettate geneticamente; un consenso che deriva da centinaia di esperimenti di valutazione del rischio, e da una vastissima esperienza in condizioni reali. Solo negli Stati Uniti d’America, approssimativamente lo 85% di tutto il granturco, e il 91% della soia che si coltivano sono ricostituiti geneticamente; e in quasi vent’anni di consumo, in tutto il mondo, non è stato registrato un solo caso 
di nocività alla salute o all’ambiente.







Greenpeace ha sostenuto, in modo un po’ variegato, che i livelli di beta-carotene nel riso dorato sarebbero troppo bassi per essere efficaci, o così alti da essere tossici. Ma gli esperimenti d’alimentazione hanno dimostrato che il riso è efficacissimo, nel prevenire la deficienza di vitamina A, e che la tossicità è praticamente impossibile. Per cui, senza nessun dato scientifico a supporto del suo antagonismo, Greenpeace è stata costretta ad adottare una nuova strategia: cioè tentare di spaventare le nazioni più povere che stanno prendendo in considerazione l’impiego di questi prodotti vitali.
Lo scorso agosto, Greenpeace ha emanato un comunicato nel quale si afferma che venti quattro bambini (in Cina) sono stati “usati come cavie, in una sperimentazione del prodotto geneticamente modificato detto riso dorato”; riferendosi ai risultati di uno studio del 2008, condotto da ricercatori cinesi e dalla Università Tufts, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura statunitense e dallo NIH, l’Istituto Nazionale di Sanità (degli Stati Uniti).
La ricerca del 2008 ha dimostrato che le nuove varietà di riso dorato fornivano veramente vitamina A in quantità sufficiente, e a quello scopo si erano dimostrate anche superiori agli spinaci. Per quanto riguarda l’aspetto etico della questione, un’articolo della rivista medica dice chiaramente che “entrambi, i genitori e gli scolari (i soggetti), avevano acconsentito a partecipare allo ricerca”. Tuttavia, il comunicato stampa di Greenpeace, in Cina, ha fatto molto scalpore. Le agenzie di stampa cinesi hanno incorrettamente riportato la notizia che i ricercatori avevano condotto esperimenti pericolosi e non autorizzati su bambini poveri; ed entro qualche giorno la polizia aveva già interrogato gli scienziati ed estorto dichiarazioni che sconfessavano la ricerca.
Benché l’Università Tufts stia già cooperando, in una revisione, con i cinesi, e le varie organizzazioni responsabili negli Stati Uniti, per il momento Greenpeace ha raggiunto il suo scopo, che era quello di ritardare considerevolmente, se non eliminare del tutto, ogni sviluppo futuro del riso dorato in Cina.
Greenpeace sta anche dirigendo la sua guerra psicologica verso altri paesi. Nelle Filippine, dove sono già in corso colture sperimentali di riso dorato, Greenpeace sta spargendo la voce che “le prossime cavie del riso dorato potrebbero essere i bambini filippini” e, purtroppo, ha persino convinto la Conferenza Episcopale Filippina, la più alta autorità Cattolica del paese, a intervenire con forza contro il riso dorato.



Un campo di riso dorato in Viet Nam

Non s’è mai capito bene perché Greenpeace, la quale tra l’altro ha perfino raccolto finanziamenti, e aumentato la propria visibilità, vantandosi di aver sabotato i tentativi di sperimentare una coltura, resistente ai parassiti, che necessiterebbe di meno insetticida, si accanisca tanto in queste sue campagne. Ma è molto probabile che nessuna di esse si rivelerà più dannosa per i bambini del mondo di questo assalto contro il riso dorato.


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