Monday, September 3, 2012

Quando San Paolo prese per il naso l'Imperatore. (Un invito alla disobbedienza civile).




San Paolo prende Nerone per i fondelli.
di Randy England (Traduzione e adattamento di Leonardo Pavese)
     
Certi statalisti autoritari cristiani sono sempre pronti a sfoderare la lettera di San Paolo ai Romani, per dimostrarvi che la disobbedienza civile non è un’opzione legittima:

[1]Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. [2]Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. [3]I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode, [4]poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada.” Romani 13:1-4.



Neanche loro, però, potranno certo sorvolare su certe eccezioni a quella regola di “obbedire sempre allo stato,” perché San Paolo identifica l’obbedienza con il “fare del bene.” E i governi non hanno mai di certo limitato la loro condotta a ciò che è buono.

Registrato negli Atti degli Apostoli (5:29), troviamo anche il famoso confronto nel quale San Pietro e gli Apostoli lanciano una sfida al potere, affermando: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.” E nel Vecchio e Nuovo testamento ricorrono numerose altre recitazioni del principio di disobbedienza civile. Noi, perciò, abbiamo il dovere di disubbidire, anche se, a volte, perfino lo stato ci azzecca con qualche buona legge (ad esempio, le norme che si propongono di impedire o correggere il danno fatto ad altri); ma in ogni caso quelle proibizioni dovrebbero essere rispettate in qualunque società civile.




Nerone



Nella regione di mezzo, fra le leggi per la nostra protezione (che dovremmo rispettare) e le leggi che ci ordinano di fare del male (che devono essere violate), esiste una vasta palude normativa stesa o, primo, per derubarci o, secondo, per punirci a meno che non ci comportiamo come esige lo stato.
Molto spesso a queste leggi particolari è più saggio obbedire, per legittima difesa, ma, per quanto riguarda l’obbligo morale di ogni Cristiano all’obbedienza, un esame più ravvicinato della lettera di San Paolo agli Apostoli suggerisce un altro livello di analisi e solleva la questione degli obblighi morali, se ce ne sono, che noi avremmo rispetto all’autorità:
[6]Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. [7]Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto.
Romani 13:6;7
Un uomo di stato potrebbe anche interpretare questo passaggio come un omaggio gratificante, ma, per quelli che come noi devono sottostare ai potenti, la corrente sovversiva di questo verso è appena un pelino sotto la superficie. Anzi, a ragione si potrebbe proclamare che nessuna tassa è dovuta; che le mani insanguinate del potente non meritano nessun rispetto e che le sue ruberie non meritano onore, ma solo una punizione.
Solo un cretino si sentirebbe onorato perché gli è stato augurato “tutto il rispetto che gli è dovuto.”
Le parole di San Paolo ricordano il discorso di Bilbo, il personaggio del Signore degli Anelli di Tolkien, alla sua festa di compleanno: “Conosco la metà di voi soltanto a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate.”
Difficile dire se li sta insultando o se gli sta facendo un complimento.  
Per quanto riguarda il loro significato, al pari di gran parte dei Vangeli, gli scritti di San Paolo abbondano di multiple sfaccettature. Pare proprio che l’Apostolo avesse un senso dell’umorismo molto pericoloso, e molto adatto a satireggiare, anche con un re.
Nell’anno 66 d.C., l’imperatore Nerone partì da Roma per andare a partecipare ai giochi olimpici, e fare un tournée di concerti  in Grecia. A Olimpia gareggiò nella corsa delle bighe a quattro cavalli. Lo storico Svetonio, nelle sue “Vite dei dodici Cesari,” scrive che Nerone era alla guida di una biga con non meno di dieci cavalli. Durante la corsa, l’imperatore fu scagliato fuori dal carro e dovette essere raccolto e rimesso alle redini; però non ce la fece a continuare e dovette ritirarsi prima del traguardo. Ma siccome era l’imperatore, i giudici di gara lo proclamarono lo stesso vincitore. Nerone, generosamente, dichiarò libera l’intera provincia e donò ai giudici una grande somma di denaro.








Questa umiliazione doveva essere stata una notizia fresca, quando l'Imperatore, un po' pagliaccesco, fece ritorno a Roma, e poco dopo fece decapitare l’apostolo Paolo. Non potrebbe esserci stato un collegamento, fra la condanna a morte di San Paolo e la lettera che egli aveva scritto da una prigione di Roma? Questo è ciò che Paolo scrisse nella sua ultima lettera al suo giovane amico Timoteo:
Un atleta non viene coronato, a meno che non competa secondo le regole...[6]Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. [7]Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. [8]Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno;
(Timoteo 2:5, 4:6,8).

Anche Nerone l'atleta aveva vinto una corona, ma non aveva mai terminato la sua corsa. Può veramente esserci alcun dubbio che San Paolo abbia combinato il suo dolce amaro addio a Timoteo con uno scherzo ai danni dell'Imperatore?


Se Nerone fosse stato degno di rispetto, semplicemente perché era l’Imperatore, in quel caso Paolo avrebbe disobbedito alla sua stessa regola.
È una cosa su cui riflettere, quando consideriamo i nostri doveri verso lo stato e i governanti.
















Randy England è uno scrittore americano, e avvocato penalista nello stato del Missouri, dove è cresciuto e risiede. È autore del libro: "Free is beautiful. Why Catholics should be Libertarian." (Libero è bello. Perché i Cattolici dovrebbero essere libertari.) E liberisti, aggiungo io.
L'articolo originale, in inglese, è qui, sul sito di Lew Rockwell
In futuro, spero di poter tradurre e pubblicare ancora qualcosa di suo.
I vostri commenti saranno molto graditi.
Leonardo Pavese 

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