Monday, March 5, 2012

Teocrazia Democratica

Questa è la traduzione di un articolo di David Harsanyi, apparso sulla rivista Reason, reason.com il 15 febbraio 2012.
http://reason.com/archives/2012/02/15/commerce-is-the-culture-war

L'articolo pone l'attenzione sul fatto che la battaglia in corso a Washington, in questi giorni, è apparentemente un scontro sulla regolamentazione delle compagnie di assicurazione che offrono polizze di assistenza sanitaria, ma è in realtà un vero e proprio conflitto culturale fra due concezioni radicalmente diverse della libertà individuale. Buona lettura.







Il conflitto culturale è nel commercio.


Quando lo stato impone alla gente cosa comprare e vendere, gli impone in realtà molto di più.
Di David Harsanyi.     (Traduzione e rielaborazione di L. Pavese)



È sempre molto curioso osservare i difensori della cosiddetta “libertà di scelta” cercare di decidere quale scelta difendere e quale scartare, nell’interesse del “bene comune”.
Se voi siete convinti che la scelta del governo Obama di obbligare gli istituti Cattolici a pagare e a offrire, (direttamente o indirettamente), prodotti che la Chiesa giudica moralmente inaccettabili non sia altro che un attacco alla libertà di culto e di espressione, probabilmente già vi rendete conto di quanto sia importante la libertà di scelta del consumatore; (consumatore è una parola tremenda; sarebbe meglio dire del cittadino). Dopo tutto, quando il governo impone alla gente cosa comprare e vendere gli impone in realtà molto di più.
Prima di tutto esaminiamo il retroscena: Obama, (il Presidente degli Stati Uniti), sostiene che lo stato non solo abbia il potere di costringere ogni adulto ad acquistare un prodotto sul mercato, (in questo caso l’assicurazione sanitaria), ma avrebbe anche l’autorità di obbligare i fornitori a vendere certi determinati prodotti, (in questo caso i contraccettivi). Cioè Washington, (nel senso del governo federale), avrebbe il diritto di coercizione, cioè di obbligare entrambi, fornitore e consumatore, a compiere una certa azione se il governo la considerasse di beneficio alla società.
E non c’è bisogno di dirlo, quando i Democratici pensano che una cosa sia buona per la società intera, dimostrano una fortissima tendenza a trattare la cosa come se fosse un “diritto”.
Così come stanno le cose, avete “il diritto” a un preservativo gratis e se vi dimenticaste, o se trascuraste di avvalervi di tale diritto, godreste anche del diritto a un aborto, parzialmente coperto dai dollari del contribuente. (Se però una coppia decidesse di tenere il bambino, non ha il diritto di usare i dollari di detto contribuente per acquistare i servizi scolastici da una scuola al di fuori della zona dove abita; o, a quanto pare, di cercarsi una polizza sanitaria conforme a ciò che la coppia considera importante).
Come molti di voi sanno, vi sono “diritti negativi”, quali, per esempio, il mio diritto di essere protetto da eventuali danni se acquisto un certo prodotto; e ci sono i “diritti positivi”: quali il diritto di avere un contraccettivo messo a mia disposizione. Secondo l’opinione di molti “Liberals”, i preservativi, la sanità, i cibi “salutari”, l’alloggio, per esempio, dovrebbero, se ci fosse un po’ di decenza in questo paese per Giove, diventare “diritti positivi”.
Perciò chiunque non provveda a fornire queste cose alla gente non sta facendo altro che negargliele. Quindi il ragionamento fila così: negando la contraccezione, la Chiesa Cattolica in realtà sta ostacolando l’accesso alla sanità.
Che bel trucchetto.




Se ci fosse bisogno di un esempio di come la limitazione delle scelte dei consumatori non faccia altro che creare problemi sociali, economici e di qualità del servizio, non dovremmo far altro che volgere l’attenzione verso quell’assoluta catastrofe, analogamente ispirata all’idea di diritti a taglia unica e conosciuta col nome di “istruzione pubblica”.
Ebbene sì, ci sono dei filistei come me che sono convinti che assoggettare anche le scuole alle forze del mercato incoraggerebbe l’innovazione e migliorerebbe il prodotto. Certamente non c’è dubbio che, se estricassimo le scuole dai monopoli di stato, e trasformassimo i genitori in acquirenti di un servizio, tutte le varie beghe riguardo a Dio, alla storia, alla politica, al darwinismo o al qualsiasicosismo, che in questo momento vi stessero arruffando il pelo, verrebbero confinate allo spazio riservato ai commenti di un sito web, invece che essere discusse in un’aula scolastica.
Non fraintendetemi però. La sinistra è convinta che i genitori dovrebbero essere liberi di insegnare ai loro figli quello che vogliono, ma non nelle scuole che, si dà il caso, i genitori finanziano.
Senza dubbio la sanità è destinata alla stessa sorte. L’intenzione dei Democratici è di creare un sistema a copertura uniforme. Per cui a noi rimarranno solo un certo numero di compagnie d’assicurazione intercambiabili, molto regolamentate, che ci offriranno polizze virtualmente identiche; senza nessun incentivo per l’innovazione; e assolutamente senza nessuna ragione di adattare i loro prodotti e venire incontro alle necessità dei numerosi e variegati gruppi, religiosi o no, del nostro paese.
Le compagnie di assicurazione non avranno acquirenti da soddisfare e solo un’unica gerarchia di valori di cui preoccuparsi. Quella imposta dallo stato. Se non ti piace la tua polizza, compratene un’altra. Identica. Se non ti puoi permettere di lasciare il piano assicurativo che ti fornisce il datore di lavoro, basta accodarsi a uno di quei caravanserragli creati dallo stato.
Se hai un problema di carattere religioso, reclama.
Se non ti piace la risposta , be’, hei, affari tuoi. Tanto dove vai?
È come una teocrazia. Senza Dio.





      

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