Thursday, November 5, 2015

Lo yacht e il Presidente.

Oneida


Un Presidente, uno yacht e un’operazione segreta.
di Matthew Algeo  (Traduzione e rielaborazione di Leonardo Pavese)

L’articolo originale proviene dal numero di ottobre/novembre, 2011, della rivista statunitense BoatU.S.

Questa è la storia di una delle operazioni segrete più bizzarre e sfrontate negli annali della Presidenza degli Stati Uniti d’ America. Cleveland fu forse l’ultimo Presidente degli Stati Uniti veramente liberale in senso classico (non Liberal, cioè social-democratico in senso obamiano), e probabilmente il mio favorito. Lo yacht era stupendo e i personaggi interessanti, il che rende questo articoletto degno di essere tradotto e pubblicato come il primo della serie di contributi non strettamente legati all’aviazione. Spero che almeno qualche lettore italiano lo gradisca. I commenti saranno molto graditi. Grazie,
L. Pavese


Il primo luglio del 1893, Grover Cleveland, il ventiduesimo e ventiquattresimo Presidente degli Stati Uniti, (l’unico Presidente a servire per due mandati non consecutivi), semplicemente sparì. Salpò verso il Long Island Sound sullo yacht di un amico, e nessuno ne seppe più niente per quattro giorni. Quel che successe su quello yacht fu così incredibile, che quando la verità finalmente venne a galla, la maggior parte degli americani semplicemente si rifiutò di credervi, e la reputazione di un uomo onesto ne soffrì.
La storia comincia circa due mesi prima, a maggio appena iniziato. Il paese era nelle grinfie di un’altra recessione dagli effetti quasi paralizzanti, che sarebbe passata alla storia come: “Il Panico del ‘93”. Un’altra bolla speculativa era scoppiata: quella delle ferrovie. Le linee ferroviarie erano oberate da un’eccedenza di capacità incommensurabile: erano stati stesi troppi chilometri di binari. Prima della fine dell’anno 119 di esse andranno in bancarotta, trascinando nel baratro innumerevoli altre aziende. La disoccupazione era esplosa. La borsa, crollata. Nel frattempo il paese si era impelagato in un dibattito conflittuale sulla moneta: ovvero se il dollaro avrebbe dovuto fare aggio sull’oro o sull’argento.
Il 5 di maggio, nel bel mezzo di questa tempesta politica ed economica, Grover Cleveland notò, per la prima volta, uno strano nodulo sul suo palato. Date tutte le gatte che aveva da pelare in quel momento, non fu che alla fine del mese seguente quando si decise a sottoporre l’escrescenza a un controllo. Il suo dottore personale, Joseph Bryant, gli diagnosticò un cancro alla bocca. “È un inquilino dall’aspetto molto brutto,” disse Bryant a Cleveland. “Se fosse nella mia bocca lo sfratterei subito."


Grover Cleveland


Cleveland però temeva che i mercati avrebbero subito un ulteriore collasso, e che la fiducia della popolazione nell’economia sarebbe stata frantumata, se si fosse venuto a sapere che aveva un cancro: una malattia così temuta all’epoca, che perfino la parola stessa veniva evitata in compagnia. Avrebbe acconsentito alla rimozione del tumore, solo se l’operazione fosse stata mantenuta segreta; persino al Vice Presidente, Adlai Stevenson, (nonno del futuro candidato alla Presidenza, nel 1952 e ‘56. ndt.). Solo i dottori del Presidente, la famiglia e gli amici più intimi sarebbero stati messi al corrente della verità.

Cleveland decise che il posto più adatto, per l’operazione segreta, sarebbe stato a bordo dell’ Oneida, uno yacht di proprietà del suo caro amico, il banchiere Elias Benedict. Il Presidente aveva accumulato più di 50000 miglia, a bordo dell’Oneida; per la maggior parte trascorse pescando nel Long Island Sound e al largo di Cape Cod. La sua presenza sul motoveliero non avrebbe destato sospetti. L’équipe di chirurghi e i suoi strumenti sarebbero stati imbarcati di nascosto, prima del Presidente. L’ operazione avrebbe avuto luogo mentre l’imbarcazione navigava fra New York e Gray Gables, che era la residenza estiva di Cleveland, nella Buzzards Bay in Massachusetts, dove sua moglie Frances lo avrebbe atteso. Al resto del mondo sarebbe parso che il Presidente fosse partito semplicemente per una crociera di piacere.
Con calma, naturalmente, il Dottor Bryant cominciò a formare la sua équipe chirurgica, che lo avrebbe assistito nell’operazione. Il primo ad essere ingaggiato fu William Williams Keen, il più celebre chirurgo del paese. Appena sei anni prima, Keen aveva eseguito la prima rimozione, felicemente conclusasi, di un tumore del cervello, negli Stati Uniti. Bryant aveva anche supervisionato le preparazioni a bordo dell’Oneida, ancorata nell’East River. La piccola e ombreggiata dinette dello yacht fu trasformata in una sala operatoria di fortuna. Fu svuotata di tutta la mobilia, eccetto l’organo, che era imbullonato al pavimento. Poi fu pulita e disinfettata. Una grande poltrona, dove il Presidente si sarebbe seduto per l’operazione,  fu assicurata all'albero che passava per il centro della cabina. Non ci sarebbe stato nessun tavolo operatorio.
L’unica luce artificiale sarebbe pervenuta da una singola lampadina elettrica, connessa a una batteria portatile. I più voluminosi componenti dell’equipaggiamento, incluse le bombole di ossigeno e di protossido di azoto, furono trasportati rapidamente sullo yacht.
Operare in quello spazio piccolo, scarsamente illuminato e poco ventilato, su una barca, presentava rischi imprevedibili. Come si diceva allora, quando tante strade non erano ancora pavimentate: se qualcosa fosse andato storto, i medici di Cleveland si sarebbero trovati col fango fino al mozzo della ruote.

Per quanto riguarda la dotazione fuori del comune di parafernale ospedaliero, all'equipaggio dell’Oneida fu detto solo che al Presidente sarebbero stati estratti due denti. Anni dopo, si scrisse che lo yacht, bianco, era stato anche dipinto di verde, per nasconderlo meglio, ma non era vero. Come riferì Benedict più tardi: “Una cosa del genere avrebbe creato quel sospetto che tutti cercavamo di evitare.” L’ intenzione era di far apparire tutto come una gita estiva, perfettamente normale, del Presidente e dei suoi amici.
Perfino secondo lo standard della “Gilded Age”, (l’era di fantastica crescita economica statunitense seguita alla Guerra Civile e alla Ricostruzione, alla fine del diciannovesimo secolo, ndt.) l’Oneida era una barca favolosa. Costruita nel 1883, e battezzata originariamente Utowana, lo yacht aveva vinto la Lundberg Cup, una regata internazionale, nel 1885.





Oneida










Benedict, un appassionato di yacht, ne era rimasto talmente ammirato che l’aveva acquistata, modificata  pensando alla comodità oltre che alla velocità, e l’aveva ribattezzata Oneida, forse in onore alla prima tribù di indiani che si era schierata con gli americani durante la Rivoluzione. Misurando 138 piedi, (m 41,8) l’Oneida non era eccezionalmente grande; (per esempio, lo yacht di J.P. Morgan era lungo più del doppio); ma era veloce  e lussuosa: capace di filare a 13 nodi e ospitare confortevolmente una dozzina di persone. Aveva uno scafo di ferro, due alberi e un motore a vapore. Le cabine sottocoperta erano lussuosissime. La nave aveva l'eleganza dello schooner, la velocità della vaporiera e offriva il lusso del transatlantico. Era stata costruita a Chester, Pennsylvania, da John Roach, un brillante autodidatta irlandese, pioniere della cantieristica in ferro negli Stati Uniti. A parte aver costruito gli yachts dei ricchi e dei famosi, egli costruì anche la prima flotta di moderne navi da battaglia della Marina degli Stati Uniti. Per colmo d’ ironia, Roach morì nel 1887 di un cancro della bocca.
Nel pomeriggio del 30 giugno, W. W. Keen e quattro altri dottori, ingaggiati da Bryant in segreto, si riunirono a bordo dell’Oneida. Ognuno di loro fu traghettato a bordo dello yacht da moli diversi, per evitare d’essere notati. Anche Cleveland e Bryant salirono a bordo quella notte. Il Presidente sedette su una sdraio, sul ponte, si accese un sigaro e cominciò a chiacchierare affabilmente con i suoi chirurghi. La dolce aria della sera si colmò di piacevole conversazione e del fragrante profumo dei buoni sigari. Dopo circa trenta minuti, tutti si congedarono per la notte.


L’Oneida salpò le àncore la mattina seguente. Il tempo era perfetto e, con il sollievo di tutti, il mare era calmo. “Se dovete cozzare contro uno scoglio,” disse il Dottor Bryant al comandante, mentre la nave iniziava la navigazione, “dategli una bella botta secca, cosicché finiamo tutti quanti a fondo!”
Sottocoperta, nella dinette, i dottori si prepararono per l’operazione. Fecero bollire gli strumenti e indossarono grembiuli bianchi e intonsi sopra i loro vestiti scuri. Poco dopo mezzogiorno, il Presidente entrò nella cabina e si accomodò sulla poltrona. Mentre l’Oneida attraversava volando il Long Island Sound, Cleveland fu anestetizzato con etere e protossido di azoto. Dopodiché i chirurghi rimossero il tumore, insieme a cinque denti e buona parte del palato sinistro e della mascella.
“Mai sentii un senso di responsabilità così profondo, quasi paralizzante, come durante quell’operazione,” scrisse dopo il Dottor Keene. L’intervento durò novanta minuti. Per far sì che non rimanessero cicatrici esterne, l’operazione dovette essere fatta interamente dentro la bocca del paziente. Perfino i baffoni di Cleveland, che erano praticamente un suo marchio registrato, non furono neanche toccati, per meglio mascherare l’intervento.
Quattro giorni dopo, il 5 di luglio, Cleveland fu sbarcato a Gray Gables, la sua casa a Buzzards Bay. Prima della fine del mese, quando si trovava ancora lì, gli fu impiantata una protesi di gomma vulcanizzata, che colmava la cavità rimastagli in bocca e ripristinava la sua voce normale. Durante tutto questo tempo, alla popolazione fu comunicato che il Presidente non aveva sofferto niente di più serio di un mal di denti. Alla fine del mese, se ne andò a pescare nella Buzzards Bay, come se niente fosse successo.
Il 29 agosto però, il Philadelphia Press pubblicò un resoconto dell’intervento chirurgico. L’autore era Elisha Jay Edwards, un cronista quarantaseienne, corrispondente da New York, il quale aveva ricevuto una soffiata da parte di un amico dottore, che ne aveva sentito spettegolare. Edwards trovò conferma dell’accaduto da Ferdinand Hasbrouk, un dentista che aveva somministrato l’anestesia al Presidente sull’Oneida. Il servizio di Edwards era straordinariamente accurato e ancora oggi è menzionato come uno dei colpi più grossi, negli annali del giornalismo statunitense. Cleveland, il quale aveva sempre coltivato, con molta cura, la sua reputazione di onestà, negò risolutamente la notizia, e l’opinione pubblica gli credette. E. J. Edwards fu completamente screditato. I giornali rivali lo bollarono come “una disgrazia per il giornalismo” e “una calamità menzognera.” Benché Edwards seguitasse a lavorare fino a ventesimo secolo inoltrato, (nel 1909 divenne uno dei primi redattori del neonato Wall Street Journal), la sua carriera fu imbrattata, apparentemente per sempre, dalle illazioni che si fosse inventato di sana pianta la storia dell’operazione segreta di Grover Cleveland.



Il Presidente completò il resto del suo mandato. Visse il resto della sua vita apparentemente senza recrudescenze note di cancro. Il successo del trattamento fu un’impresa straordinaria della medicina statunitense, ma nota solo alla stretta cerchia di persone che lo sapevano. Perfino dopo la morte di Cleveland, nel 1908, il segreto resistette. Finalmente, nel 1917, W. W. Keen ruppe l’embargo pubblicando un resoconto completo dell’operazione sul Saturday Evening Post. Keen s’era sempre rammaricato di come E. J. Edwards fosse stato diffamato così ingiustamente. Rendendo pubblica la storia, disse Keen :” aveva sperato di riabilitare il Signor Edwards, un cronista che diceva la verità.”
A quel tempo, 24 anni erano già trascorsi dall’operazione, ed erano rimasti solo tre testimoni degli eventi a bordo dell’ Oneida : Keen, Elias Benedict e John Erdmann, che era stato il giovane assistente di Bryant e ora era lui stesso un chirurgo di fama. Inoltre, fra quelli ancora in vita, vi era E. J. Edwards;  e dopo che il racconto di Keene fu pubblicato, l’anziano giornalista venne sommerso da una cascata di lettere e telegrammi di congratulazioni.
La sorte finale dell’Oneida rimane sconosciuta. Nel 1914 circa, Elias Benedict vendette lo yacht, il quale fu ribattezzato Adelante e trasformato in rimorchiatore. Durante la Prima Guerra Mondiale, l’Adelante fu requisito dalla U.S. Navy, la Marina Militare degli Stati Uniti, e fu messo in servizio, nella stesura di una rete di stazioni radio marittime lungo la costa del Maine. Dopo la guerra, ritornò all’ opera come rimorchiatore, basato nel porto di New York, con i nomi di John Gulley e Salvager. Nel 1941 l’imbarcazione, che era stata uno dei più maestosi yacht al mondo, e il teatro di un episodio unico nella storia americana, sparì dai registri. Probabilmente venduta come rottame di ferro.    
                  
     
         
      
     

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